Google automatic translation: we apologize for any inaccuracies (Javascript must be activated)
English French German Italian Portuguese Russian Spanish
Alfredo lo sapeva che prima o poi sarebbe finito nei guai, con il vizio del gioco. In realtà un vizio vero e
proprio non lo era (due o tre partitelle l'anno...), ma il poker è così, diventa un vizio appena prendi le carte in
mano e finisce di esserlo quando ti alzi e te ne vai con le tasche vuote.
-Full: tre dieci e due otto-.
La voce di Giorgio che dichiarava il punto gli suonò meno sgradevole del solito, forse perché stavolta quel
full non toglieva soldi a lui; saggia decisione rinunciare a quella mano. Aveva un modo strano di vincere,
Giorgio: sembrava lo facesse con fastidio, quasi controvoglia, come se dicesse "accidenti, anche stavolta
devo intascarmi i vostri fottuti soldi".
Franco e Julio, gli altri due giocatori, bofonchiarono qualcosa quasi lanciando le loro carte al centro del
tavolo, sopra il mucchio delle fiches. C'era un'atmosfera un po' pesantina, in tutti i sensi.
-Che si fa, si va a nanna?-, come sempre succedeva, la proposta di finirla lì veniva proprio da Giorgio,
l'unico che vinceva.
Lo sguardo di tutti andò automaticamente all'orologio appeso al muro: un quarto alle tre.
Dalla strada arrivò il rumore stridulo di un motorino lanciato fuori giri; "Lo fa apposta per svegliare più
gente possibile", pensò Alfredo più divertito che infastidito, e accese l'ennesima sigaretta:
-No, voglio continuare; è chi perde che deve decidere quando smettere, giusto?-, disse.
-Per me va bene smettere-, disse invece Franco passandosi una mano prima sugli occhi poi tra i capelli.
-Anche per me, mi sa proprio che vi saluto-, fece eco Julio alzandosi dalla sedia.
Facile per loro, eh? Tutto sommato non avevano perso che un migliaio di euro a testa, vale a dire la
tredicesima, euro più euro meno; certo si trattava di barcamenarsi un po' con le mogli che magari su quei
soldi ci facevano conto per le spese natalizie, ma non era poi così difficile inventarsi qualcosa. Si sa che il
mondo non va mai per il verso giusto: l'unico che non avrebbe dovuto giustificare con nessuno la perdita
della tredicesima era Giorgio, scapolo, che invece vinceva a piene mani.
-Dunque che si fa Alfre', si continua a divertirsi io e te?-
La voce di Giorgio e il suo sguardo obliquo adesso suonavano leggermente strafottenti, o almeno così li
interpretò Alfredo. Non era un cattivo giovanotto, quel Giorgio lì, ma quando ci si metteva sapeva essere
antipatico. Cristo come sapeva essere antipatico! I capelli grigiastri, sempre poco pettinati, e la barba di
qualche giorno non aiutavano. Era stato Franco a presentarlo a loro due, un paio di settimane prima:
-È un mio collega, sta in Magazzino, può prendere il posto di Augusto...-
-Perfetto!- era stata la risposta entusiastica di Julio e Alfredo; Augusto s'era sposato in luglio, e addio casa
libera e addio poker sotto le feste di Natale: non tutte le mogli sono uguali, e comunque i primi anni di
matrimonio è sempre dura giustificare le ore piccole fatte con gli amici. E così Giorgio era entrato a far parte
dei magnifici quattro.
-Dunque che si fa Alfredo, si continua a divertirsi io e te?-, ripetè Giorgio mentre gli altri due si stavano
vestendo, -non ti voglio di' niente, ma stai perdendo forte, stai proprio a perde forte-.
Eccolo che parlava in dialetto, segno che era stanco e anche un tantino nervoso.
-Lo so meglio di te quanto sto perdendo-, ribatté Alfredo rispondendo distrattamente con un gesto della mano
al saluto di Franco e Julio, che stavano uscendo. Adesso erano solo loro due.
-Alfre', io e te siamo amici, ma guarda che io questi l'incasso per davvero-, disse tirando fuori dal taschino
della camicia i quattro assegni già firmati da Alfredo. Forse l'ora tarda, forse le troppe sigarette o i troppi
bicchierini, o forse il fatto che adesso erano rimasti in due, ma la situazione ora sembrava un po' più seria di
qualche minuto prima. Oppure, molto più semplicemente, la situazione era già seria da un bel po', ma solo
ora lui cominciava a rendersene conto. Tutto qui. Pensò un istante a Paola, sua moglie: le aveva promesso
che quest'anno non avrebbe fatto tardi come gli anni scorsi; "Fortuna che ha il sonno pesante", si disse, e
subito cancellò quel pensiero.
-Sono soldi fitti quelli che perdi, Alfre'-.
-Continuiamo-, disse Alfredo, -lo so che sono tanti soldi, i soldi a questo mondo vanno e vengono, no?-. Rise
per sdrammatizzare, ma rise solo lui. Con la massima nonchalance prese il mazzo e cominciò a mescolare.
Stava per dare le carte, quando sentì la voce di Paola, alle sue spalle.
-Sono le tre-.
-Buonasera- disse Giorgio, ma Paola non rispose. Segno brutto. Oltretutto non si erano simpatici, Giorgio e
sua moglie, si davano del lei.
-Stiamo finendo tesoro, stiamo finendo-. Alfredo ostentava sicurezza, ma in realtà era in imbarazzo, sia
perché sapeva di star facendo la parte di quello rimproverato dalla moglie, sia perché Paola era in vestaglia.
Aveva i capelli, neri, arruffati, e gli occhi di chi non ha ancora dormito.
-È che sta perdendo molto- aggiunse come una fucilata Giorgio, approfittando del silenzio che si era creato.
Alfredo e Paola si guardarono negli occhi, o sarebbe meglio dire che Paola piantò gli occhi in quelli del
marito. Lui lo conosceva bene quello sguardo, altroché se lo conosceva. Glielo aveva visto solo un'altra volta
in tanti anni che si conoscevano. La prima volta era stato quando erano fidanzati da poco, lui aveva provato a
fare un po' il cascamorto con la migliore amica di lei, un paio di battute, niente di più, ma erano state
sufficienti. Paola lo aveva guardato in quello stesso modo, poi per il resto della sera non gli aveva più rivolto
la parola. Non parlò neanche quando, rimasti soli, lui l'aveva accompagnata a casa, ma appena la macchina
di lui si era fermata sotto il portone di casa partì la sberla, in pieno viso. Imprecando Alfredo si era portato le
mani al volto, dal quale cominciava a scendere sangue dal naso; ci mise forse due o tre secondi a capire cosa
fosse successo, ma quando guardò verso Paola vide il sedile vuoto. Passarono diversi giorni prima che lei si
decidesse a rispondergli al telefono. Bel caratterino la Paola, glielo dicevano tutti, e anche lui lo aveva capito
fin dall'inizio, ma gli piaceva così.
-Quanto stai perdendo?- chiese lei, ma la domanda la fece guardando Giorgio, non suo marito. Giorgio
adesso sembrava tutt'altro che in imbarazzo, anzi pareva divertito.
-Suo marito perde più di 4000 euro, signora-, e sotto lo sguardo allibito dell'amico prese i quattro assegni e li
lesse:
-300, più 1200, più 1000, più 1700 -. Li sventolò leggermente, quasi con signorilità.
Paola era impallidita, Alfredo guardava ora lui ora lei; voleva dire qualcosa ma non sapeva cosa, e comunque
non era sicuro di riuscire ad aprire bocca. Abbozzò un sorriso in direzione di sua moglie, ma l'effetto dovette
essere grottesco, a giudicare dall'espressione di lei e dalla risatina perfida che Giorgio stava sibilando. "Pezzo
di stronzo", pensò Alfredo, ma continuò a tacere e abbassò lo sguardo. Sentiva gli occhi di sua moglie
puntati addosso, pesanti come macigni.
-Se ne vada- disse secca Paola, -fuori di qui-.
Giorgio smise di ghignare, adesso era rosso in volto; guardò prima lei poi lui, ci pensò un momento, poi
lentamente si alzò.
-Okay, io questi domani mattina vado ad incassarli, eh Alfre'?-.
-Aspetta...-. La voce di Alfredo sembrava uscire da una caverna; sapeva benissimo che quegli assegni al
momento non erano completamente coperti, la rata semestrale del mutuo era stata appena pagata e il conto
era davvero ridotto al lumicino; quando li aveva firmati contava di cominciare a vincere, è ovvio, e quindi
riprenderli indietro; o comunque contava sulla possibilità di farli incassare scaglionati nel tempo, nel giro di
qualche mese, ma adesso Giorgio sembrava proprio indispettito. Accidenti a Paola e al suo caratteraccio!
-Giorgio... devi aspettare ad incassarli quegli assegni...-. Giorgio si bloccò, come un robot rimasto
improvvisamente senza corrente.
-Che vuol dire?-.
Adesso il suo sguardo era duro. Alfredo conosceva Giorgio da poco tempo, e ora si rendeva conto che quella
non era proprio la situazione ideale per conoscersi meglio. Per quel che ne sapeva poteva anche essere uno
che dava in escandescenze alla minima contrarietà. "Situazione di merda...", pensò deglutendo.
-Non sono coperti... non ancora, non subito... questione di qualche mese, sai abbiamo avuto molte spese...-.
-Qualche mese?! Senti amico, non penserai di prendermi per i fondelli così, vero? Mi rifili degli assegni
scoperti? Io me ne frego e ti mando in galera caro mio, così impari a...-
-Ma dai, solo questione di un po' di pazienza...-
-'Ste cose me le dici prima, non quando sto per uscire, non mi pigli per il culo, a me!-
-Ci metti nei guai Giorgio..., non vorrai mica metterci nei guai...-.
Intanto Paola si era seduta sulla sedia, teneva lo sguardo fisso a terra e con le mani chiudeva la vestaglia
azzurra, all'altezza delle ginocchia. Con la coda dell'occhio Alfredo la vide scuotere leggermente la testa.
-Peggio per voi, sono affari vostri. Stammi bene Alfre'-, e fece un gesto di saluto. Prese accendino e sigarette
dal tavolo, poi si avvicinò a Paola e ironicamente fece un esagerato inchino, accompagnandolo con un ampio
gesto del braccio, "come si vede fare nei film dei Tre Moschettieri", pensò Alfredo, ma c'era poco da
ironizzare, con gli assegni firmati a vuoto si andava nei guai sul serio.
-I miei rispetti sign...- stava quasi declamando Giorgio, ma la frase gli si spense in bocca. Senza alzare lo
sguardo da terra Paola aveva tolto la mano dalla vestaglia, e i due lembi erano scivolati di lato, lasciando
scoperte completamente gambe e cosce. Scese il silenzio.
-Ullallah...- disse Giorgio restando mezzo inchinato.
-Ma che fai...- balbettò Alfredo. Paola alzò lo sguardo gelido verso il marito.
-Almeno stai zitto, imbecille-. Era il tono che non ammette repliche, e Alfredo lo sapeva. Ma non poteva
certo rimanere in silenzio davanti a...
-Io quanto valgo?-, disse rivolta a Giorgio, ma senza guardarlo negli occhi. La sua voce era calma; con la
mano destra si aggiustò i capelli, ma li mise in modo tale che quasi le coprivano completamente il viso.
Giorgio intanto frugava con lo sguardo tra le gambe di lei, là dove s'intravedeva lo slip bianco. Paola le
dischiuse un po' di più.
-Beh, secondo me... da quel che vedo diciamo 200-.
Paola divaricò ancora un po'.
-300-, si corresse Giorgio, che si stava mettendo a sedere per terra, davanti alle gambe di Paola.
-Questo gioco non mi piace...- provò a dire Alfredo alzando il tono della voce e facendo un mezzo passo
avanti.
-Mettiti a sedere e non rompere i coglioni-. Stavolta era stato Giorgio a parlare. Alfredo si mise a sedere,
cos'altro poteva fare? In tutta quella situazione c'era qualcosa d'ineluttabile, come un copione già scritto.
Faceva caldo, a quell'ora di notte il riscaldamento centrale andava a tutto gas, per riscaldare gli appartamenti
in vista delle ore fredde del primo mattino; lì però non c'era bisogno di riscaldamento, il fumo delle sigarette
e la stufetta elettrica avevano già alzato la temperatura, o forse non si trattava solo di quello... Gli parve di
sentire l'odore intimo di sua moglie, lì a pochi passi da lui, e questo gli procurò una sensazione strana, una
via di mezzo tra eccitazione e imbarazzo, certamente una sensazione mai provata prima; il suo lato
animalesco aveva sempre apprezzato l'odore forte e deciso, sensuale, delle intimità di Paola, ma ora non c'era
solo lui a goderne. Già, non c'era solo lui.
-500 euro-, disse Giorgio, -forse 500 ci possono stare-.
Adesso le gambe di Paola erano ormai divaricate al massimo, e la vestaglia le cadeva ai lati dei fianchi, a
malapena tenuta chiusa dalla cinta, all'altezza della vita. Giorgio si stava accarezzando il mento e sembrava
cercare l'angolazione migliore per godersi l'inaspettato spettacolo.
-E poi? Cosa viene dopo?- chiese Giorgio senza distogliere lo sguardo, aveva il sorrisetto un po' ebete di chi
sta infilando le dita nella marmellata ma sa che nessuno può rimproverarlo.
Paola si sollevò leggermente sulla sedia ed iniziò ad abbassarsi gli slip, con gesti lenti, misurati; li fece
scorrere lungo le gambe, li sfilò e li gettò verso il marito.
Ora l'odore intimo di lei si sentiva distintamente, o almeno così parve a lui che lo conosceva bene. Era così
quando sudava, Paola, i suoi umori erano forti e decisi, come lei.
Adesso Paola era scivolata un po' in avanti sulla sedia, e con le gambe aperte offriva a Giorgio la vista del
suo sesso; le labbra erano serrate, segno evidente che non provava eccitazione, ma neppure di questo Alfredo
poteva dirsi sicuro.
-700-, disse Paola richiudendo quasi completamente le gambe e tornando a sedersi più compostamente sulla
sedia.
-700 euro sono un po' troppi... vedo solo un ciuffo tutto nero-, disse Giorgio tirando una boccata dalla
sigaretta che nel frattempo aveva acceso; buttava la cenere per terra, cosa che Paola non avrebbe permesso a
nessuno... in altri momenti. Ma adesso era tutto diverso.
Alfredo non sapeva più che cosa pensare, gli sembrava di non essere lui a vivere quella situazione. Se ne
stava appoggiato con i gomiti sulle ginocchia, a guardare sua moglie che ora aveva riaperto le gambe, e con
due dita apriva appena appena le labbra intime, per far vedere meglio a Giorgio.
Quest'ultimo, dopo aver mugulato un "uhm" di soddisfazione prese dal taschino gli assegni, ne scelse uno e
lo arrotolò a forma di sigaretta; lentamente lo avvicinò al sesso aperto di Paola e lo spinse dentro, senza
fretta. Paola socchiuse gli occhi ed ebbe un sussulto. Il dito indice di Giorgio adesso la frugava dentro.
-...Cazzo...- si lasciò sfuggire a bassa voce Giorgio, che evidentemente cominciava a prenderci davvero
gusto. Con un gesto deciso ma non brusco Paola gli allontanò la mano, introdusse due dita e delicatamente
estrasse l'assegno, ormai irriconoscibile. Lo gettò a suo marito, senza guardarlo negli occhi. Ad Alfredo
l'odore parve ora insopportabile. Srotolò l'assegno, vide che era quello da 700 euro, lo stracciò, e si sentì un
verme. Tornò a guardare verso sua moglie, che nel frattempo si era messa in ginocchio sulla sedia, di
schiena, e stava sollevandosi la vestaglia, raccogliendosela sui fianchi. Giorgio era tornato a sedersi in terra;
solo in quel momento Alfredo si accorse di quanto fosse visibile l'eccitazione dell'uomo, sotto i pantaloni di
velluto marrone.
-Allora?- chiese Paola fermandosi, in attesa del rilancio; ora la partita a poker la stava giocando lei, in un
certo senso, ma nulla era affidato alla fortuna.
-800-.
-Vuoi dire “altri 800”?- chiese Paola con un filo di voce, ma che parve rimbombare nel silenzio della stanza;
si era fermata, con le mani appoggiate sulle natiche ben serrate. La linea dei suoi glutei era perfetta, come del
resto tutto il suo corpo. Il bianco candido della sua pelle veniva valorizzato dall'azzurro della vestaglia.
-Sì altri 800, ok-, confermò Giorgio, e quasi distrattamente si passò una mano sull'inguine, come se volesse
aggiustare la posizione di quel che spingeva, da sotto i pantaloni.
-No, non bastano- fece Paola.
Giorgio ebbe un leggero soprassalto, qualcosa in lui forse si opponeva a quel gioco che lo vedeva certamente
perdente, ma fu questione di un attimo; gli occhi si socchiusero, come se volesse meglio concentrarsi
sull'oggetto del suo desiderio:
-E va bene, 900 euro-.
-Non bastano ancora-, e intanto con le mani Paola si apriva poco alla volta, lentamente, le natiche. Le
richiuse di colpo, serrandole.
-Niente da fare, se lo vuoi vedere sono 1000 euro, non apro il culo per quattro soldi-. Alfredo era sempre più
confuso, non aveva mai sentito sua moglie usare quel linguaggio.
-La signora rilancia, eh? Vada per 1000-. Prontamente Paola spalancò le natiche. Il suo buchino in bella
mostra, sottolineato da poca soffice peluria, ebbe un effetto dirompente su Giorgio, che diventò rosso in viso,
si passò la mano tra i capelli e poi la portò all'inguine, stavolta soffermandosi, indugiando in un leggero
massaggio.
-Apri un po' di più, dai...- e Paola obbedì.
-Tòccatelo un pochino...- e Paola obbedì.
-Appena un pochino dentro...-, la sua voce era sempre più bassa. Paola fece di "no" con la testa.
-Appena appena, dai, appena la punta del ditino...- e stavolta Paola obbedì.
-Cazzo ti devo scopare... !- esclamò Giorgio mettendosi in piedi, e fece la mossa di slacciarsi i pantaloni.
Paola scese di scatto dalla sedia e si mise in piedi, e altrettanto fece Alfredo. Si guardarono tutti e tre.
-L'assegno di 1200-, disse Paola tendendo la mano verso Giorgio.
-Ma... Paola...- provò a dire Alfredo, i due però sembravano non ascoltarlo neppure. Giorgio appariva
titubante. Faceva caldo, un gran caldo, la camicia di Alfredo gli si era incollata alla pelle e alla canottiera.
Paola si era slacciata la vestaglia ed aveva abbassato metà del reggiseno tirando fuori un seno. Bello, sodo,
con il capezzolo scuro; le tette di sua moglie lo avevano sempre fatto impazzire; nonostante il turbinio di
pensieri di quel momento Alfredo notò che il capezzolo di sua moglie era turgido, e questo invece di
chiarirgli le idee gliele confuse ancor di più, se possibile.
-Sei una gran figa, proprio una gran figa...-.
Adesso Paola aveva preso una mano di Giorgio e se l'era portata al seno, e lui aveva cominciato a
massaggiare, come se volesse soppesare un prodotto prima di decidere se acquistarlo. Con l'altra mano
Giorgio abbassò l'altra coppa del reggiseno e afferrò l'altra tetta, cominciando a massaggiare avidamente
anche quella. Si chinò a baciarle, ma fece in tempo soltanto a sfiorarne una con la lingua.
-L'assegno- ripetè Paola facendo un passo indietro. Di fronte al silenzio dell'uomo cominciò lentamente a
sfilarsi la vestaglia, che scivolò in terra. Adesso era nuda, con indosso soltanto il reggiseno bianco abbassato
e le tette di fuori. Era davvero eccitante. Giorgio ci pensò ancora un momento, la guardò da capo a fondo un
paio di volte, poi estrasse gli assegni, ne scelse uno e se lo infilò nei pantaloni, ridacchiando. Se lo spinse giù
negli slip.
Quando Alfredo vide Paola avvicinarsi a Giorgio, chinarsi e cominciare a slacciargli la cintura dei pantaloni
ebbe un vuoto allo stomaco, come quello che aveva provato la prima volta che era stato in aereo.
-Puttana... puttana...- disse con voce così bassa che non era neppure sicuro che l'avessero sentito. Paola
abbassò con perizia i pantaloni dell'uomo, poi gli slip, e l'assegno cadde a terra.
Sorprendendo se stesso Alfredo con un guizzo si avvicinò e lo raccolse; in quel breve istante tornò a sentire
l'odore del sesso di sua moglie, ma stavolta ne avvertì anche un altro, quello per lui disgustoso di un uomo
pronto per il sesso. Era molto sensibile agli odori, lui, molto sensibile.
Paola era inginocchiata davanti a Giorgio, che se ne stava lì con il membro duro e dritto come l'asta di una
bandiera; lei sembrava come paralizzata, non sapeva cosa fare, e questo piacque ad Alfredo, che per un
fugace momento credette di avere le idee chiare. Lui la prese per le braccia. Alfredo si aspettava che le
"appiccicasse" il viso sul pene, invece lui la fece alzare e la spostò un metro e mezzo più in là, davanti allo
specchio verticale del mobile d'antiquariato. Lo aveva scelto lei, quel mobile, era il regalo che si era fatta per
il matrimonio.
Giorgio la fece voltare con le spalle allo specchio e con un gesto brusco la fece piegare verso di sé, a 90
gradi.
-Adesso succhia, dai- disse leccandosi letteralmente le labbra, e intanto con le mani le spalancava le natiche;
lo specchio rimandava l'immagine delle natiche di Paola spalancate, con il solco ombrato spudoratamente in
bella vista.
-E tu avvicina quella lampada-, disse poi rivolto ad Alfredo, indicando la lampada alogena lì vicino. Alfredo
obbedì; adesso il sedere di Paola era anche ben illuminato, come sul set di un film pornografico. Paola aveva
intanto preso in mano il sesso di Giorgio, ma era impacciata, lo si capiva benissimo. O forse soltanto Alfredo
lo capiva, lui che la conosceva bene.
-Ciuccia dai, e guarda che ti devi impegnare, non sono mica un ragazzino che viene in due minuti io-, e così
dicendo quasi si adagiò sulla schiena di lei, allungando la mano verso il suo sedere. Con l'indice cominciò ad
armeggiare intorno al forellino di Paola, che a quel contatto fece per scattare su, ma la mano destra di
Giorgio rapida come un lampo l'afferrò per i capelli e la riabbassò, facendola sbattere contro il suo sesso.
Tornò il silenzio, si sentiva solo un leggero rumore "liquido", ritmico, regolare, come i movimenti della nuca
di Paola.
Alfredo cercava di non guardare, voleva pensare ad altro; aveva già ridotto in mille pezzi l'assegno, e
continuava a piegarlo nel tentativo di sminuzzarlo ancora. Giorgio, mugugnando, era intanto tornato ad
armeggiare con l'orifizio della donna, mentre con l'altra mano, incurante del reggiseno ancora allaccciato, si
divertiva con le tette, che ondeggiavano. "Come quelle di una vacca" pensò Alfredo, rendendosi conto che
una parte della sua mente andava ormai per conto suo.
-Di', gliel'hai messo mai nel culo alla tua bella sposina, eh?-, sghignazzò Giorgio, con la convinzione di aver
detto qualcosa di oggettivamente divertente. Alfredo fece finta di non aver sentito, guardava il disegno delle
mattonelle sul pavimento.
- È bello, è morbido... cavolo quanto è bello morbido 'sto buchino...- continuava Giorgio tra un sospiro e un
mugugno. Qualche secondo, e Paola si lasciò cadere in ginocchio, a testa bassa; si passò il dorso della mano
sulle labbra.
-Beh !?- chiese Giorgio, tra l'arrabbiato e lo stupito. Paola si abbracciò le spalle, come se avesse freddo, o
forse voleva semplicemente coprirsi il seno, con un gesto d'inappropriato pudore.
-Sto... sto scomoda così... mi si stancano le gambe... e poi ci vuole un altro assegno...-.
-Senti bella signora, con quello che ho già speso mi sarei fatto dieci baldracche in strada...-
-Ma io non sono una baldracca- disse Paola recuperando un po' di energia -e poi i soldi che stai spendendo è
come se non fossero tuoi-.
-Non è una baldracca, è mia moglie...- sottolineò Alfredo. Giorgio rise, e cominciò a palleggiarsi il membro
da una mano all'altra, accarezzandosi soddisfatto i testicoli.
-Guarda che se poi perdo lo slancio vado avanti per ore. E poi dammi del lei, baldracca. Lo so che non ti
sono simpatico, l'ho capito da quando ci hanno presentato, sai-.
Senza dire una parola Paola si sdraiò in terra, aprì le gambe e cominciò a massaggiarsi tra le gambe.
-Vuoi tenermi in tiro brutta zoccola, eh? Vuoi tenermi duro, vero?-, e intanto si stava spogliando
completamente nella parte di sotto. Ora Alfredo sentiva un altro odore, adesso che quel porco si era tolto le
scarpe. Giorgio prese un altro degli assegni dal taschino, lo piegò più volte e lo prese tra le labbra.
-Ecco l'altro bell'assegnino-, bofonchiò, poi sorridendo beato si chinò di fianco a Paola e cercò di baciarla in
bocca. Lei si voltò di scatto dall'altra parte. Giorgio non fece nulla, rimase immobile ad aspettare, come se
sapesse già tutto. Infatti dopo qualche interminabile secondo Paola tornò a voltarsi lentamente verso di lui, e
tenendo gli occhi chiusi aprì leggermente la bocca. Giorgio sputò via l'assegno spiegazzato e si avventò sulla
bocca di lei, forzandola, riempiendola con la propria lingua.
Alfredo vide sua moglie serrare stretti stretti gli occhi, e sperò che lei chiudesse i denti strappandogliela,
quella lingua oscena... Ma non fu così.
Dopo qualche secondo di quel lavoro bocca a bocca Giorgio, con tutta calma, cominciò a leccare e succhiare
le tette della donna, poi, ormai padrone della situazione, si mise a sedere sul petto di Paola, a cavalcioni, e
sempre noncurante del reggiseno cominciò a far scorrere su e giù tra le tette il pene.
-Tienitele su, da brava...-. Adesso parlava a bassa voce e si muoveva con calma, come un vincitore sul
campo di battaglia. Paola si raccolse le tette al centro del petto, per facilitare le manovre di Giorgio che
sembrava non stancarsi mai. Alfredo seguiva adesso con lo sguardo quei movimenti tutti uguali, il membro
di Giorgio sembrava di marmo; ogni tanto l'uomo si passava un dito sulla lingua e poi sulla punta rossa del
membro, per facilitare lo scorrimento nel solco tra le tette. In quella scena c'era qualcosa di meccanico, quasi
ingegneristico; ad Alfredo vennero in mente immagini di catene di montaggio, chissà perchè. Se avesse
dovuto dire come si sentiva, non avrebbe saputo rispondere, non avendo alcun parametro al quale fare
riferimento: umiliazione? Rabbia? Eccitazione? Niente di tutto quello, o forse tutto insieme e qualcos'altro
che non sapeva identificare. Sua moglie sdraiata a terra, nuda, con un uomo sopra che le stava fottendo le
tette... Proprio questo pensò Alfredo, “sta fottendo le tette di Paola”, e lo pensò con un tono
“documentaristico”, quasi da semplice osservatore.
-Mmmhh... ci sai fare, lo vedi che se vuoi ci sai fare...-, ripetè per la terza volta Giorgio, ma Paola guardava
un punto fisso sul muro. Il movimento dell'uomo le scuoteva leggermente anche il capo.
Dopo qualche secondo Giorgio decise che era il momento di passare ad altro:
-Vediamo se indovini qual è il mio numero preferito- disse con la stessa convinzione di prima, riguardo alla
simpatia delle proprie battute.
Con calma prese posizione. Si mise a cavalcioni sul viso di lei, e con un gesto secco le fece allungare le
gambe che teneva leggermente sollevate ad angolo; le accarezzò un po' le cosce e i fianchi, poi le divaricò le
gambe e abbassò la testa verso il triangolo nero; con le dita le allargò il sesso, ne perlustrò la parte esterna
con l'indice e poi ci tuffò la bocca con l'avidità di un orso sul miele, non prima di aver "posizionato" con
l'altra mano il suo pene in bocca di Paola.
Paola stava con le braccia distese lungo i fianchi e in bocca il sesso dell'uomo, che ora sembrava enorme a
giudicare da come le riempiva la bocca. Ricominciò il su e giù. Adesso il rumore liquido era nettissimo, la
lingua di Giorgio sembrava forsennata, e non si muoveva solo quella, ma tutta la testa.
-Buona... buona...- bisbigliava ogni tanto, e adesso con un dito aveva di nuovo raggiunto il punto più
nascosto e intimo di lei, che sembrava proprio essere la sua passione. Alfredo sapeva che invece a Paola non
piaceva essere toccata lì, a lui non glielo aveva mai consentito.
-Adesso cominciamo a fare sul serio-, disse dopo un un po' Giorgio mettendosi dritto, quasi sedendosi sul
viso di Paola. Si alzò.
-Ti voglio scopare-, e si alzò in piedi. Paola era ancora sdraiata a terra, con le gambe aperte; alla luce della
lampada alogena si vedeva luccicare la pelle tutt'intorno al triangolo di pelo. Si era dato da fare con la lingua,
il maiale.
-Hai ancora un assegno in tasca- si lasciò sfuggire Alfredo, come se il pensiero fosse diventato parola da
solo, senza il suo consenso. Giorgio lo guardò, quasi sorpreso. Guardò la donna, poi di nuovo suo marito:
-Già, ed è quello più alto come importo- .
Paola si era alzata. Giorgio la guardò da capo a fondo, poi le si avvicinò, le fece un giro intorno guardandola
ben bene.
-Diciamo che mi sono divertito abbastanza, 'sti ultimi soldi li voglio proprio incassare-.
Paola e il marito si guardarono, mentre Giorgio si chinava a raccogliere i vestiti. L'asta tra le gambe si stava
abbassando.
-Non... non te la vuoi fare?- chiese Alfredo con un accento d'incomprensibile delusione.
-No- replicò secco Giorgio, e cominciò a infilarsi le mutande.
-E... e neanche dietro...?-. Giorgio sembrava non ascoltare neppure.
Trascorsero alcuni secondi di stasi assoluta, poi senza dire una parola Paola si avvicinò a Giorgio, lo prese
per mano e si diresse verso la porta della sala, quasi tirandoselo dietro-.
-Ehi...- protestò l'uomo incespicando sui pantaloni che stava per mettersi, ma la seguì.
Alfredo guardò i due entrare nella camera da letto, e la porta chiudersi.
Scese di nuovo il silenzio. Avrebbe dovuto mettersi a ragionare per cercare di capire quale poteva essere
l'intenzione di sua moglie, ma non ne aveva voglia, o semplicemente non ci riusciva. Stava di fatto che Paola
se ne stava di là, sul loro letto, con un altro uomo.
Passarono secondi interminabili, durante i quali si udivano solo leggerissimi rumori assolutamente non
decifrabili. Poteva avvicinarsi, certo, o addirittura entrare in camera da letto, in fondo quella era casa sua, ma
forse non era il caso. O sì. Fece qualche passo, superò la porta della sala, si avvicinò alla porta chiusa della
camera da letto... e gli parve di sentire un odore nuovo, inconfondibile anche se leggerissimo. "Noooo..."
pensò, e maledì il proprio olfatto finissimo. Tornò sui suoi passi. Probabilmente tra un po' ce ne sarebbe stato
uno nuovo di odore, che si sarebbe mescolato a quello di adesso. Ma Giorgio era uno che non finiva in fretta,
lo aveva detto lui stesso, ci avrebbe messo molto, lui; e intanto da dietro la porta si cominciava a sentire un
rumore sommesso, come un lamento cadenzato, regolare.
C'era qualcosa di devastante nell'idea che quel cafone stesse ottenendo da Paola una cosa che lui, suo marito,
non aveva mai avuto. Un'idea in qualche modo devastante... Il gesto di abbassarsi la cerniera dei pantaloni lo
fece quasi senza pensarci, i movimenti dapprima lenti poi quasi frenetici li controllò poco, anche quelli, fino
ai sussulti finali, il liquido caldo che colava dalla mano destra, stretta intorno al pene ancora pulsante. Per
qualche istante tutto sembrò al proprio posto, in equilibrio perfetto; con la sinistra estrasse il fazzoletto dalla
tasca posteriore sinistra, raccolse metodicamente dalla mano le tracce del suo piacere proibito, pulendo
anche in terra. Di là i rumori erano gli stessi, forse un po' più ritmati e decisi, e gli parve di sentire anche il
cigolio del letto.
Tornò in salotto, prese il cappotto e l'indossò, c'era tutto il tempo di farsi un giro all'aperto per chiarirsi le
idee. Uscì.
"Un po' d'aria fresca mi farà bene...", pensò scendendo le poche scale che lo separavano dal portone
d'ingresso del palazzo.
Visitatori
mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter

mod_vvisit_counterOggi182
mod_vvisit_counterQuesto mese3588
mod_vvisit_counterTotale102808

Online: 13
Today: 19 Mag 2012